Una operaia pronta a tutto …

Una operaia pronta a tutto ...

Quella mattina il sole non era ancora sorto ma già era in piedi in cucina, vestita e pronta per uscire. Il treno sarebbe partito di lì a poco per portarla al lavoro. Quella fabbrica in zona dava lavoro un po’ a tutti e in tempi di crisi era già una gran fortuna fare l’operaia anche se doveva svegliarsi all’alba e rincasare dopo il tramonto.

Il treno partì. Quella mattina non era particolarmente affollato. Di solito era un appuntamento fisso tra pendolari che uscivano sempre alla stessa ora da casa. Si conoscevano un po’ tutti, ma quella mattina molti di loro non c’erano. Forse avevano aderito allo sciopero, ma il suo sindacato le aveva suggerito di andare regolarmente a lavorare. Perchè si respirava aria di licenziamento: alcuni reparti erano già stati chiusi e molti operai già in cassa integrazione.

Arrivò in fabbrica. Si sistemò la tuta e gli scarponi, ma i reparti erano deserti. Mentre era alla sua postazione, sentì arrivare una persona dietro di lei.

«Signorina, entro dieci minuti in direzione, Mr. Tholn vuole parlarle». Il tono lapidario del custode le aveva messo addosso una certa ansia. Chissà cosa voleva il suo capo? Cosa aveva fatto di male? Forse toccava a lei essere licenziata?

La segretaria aveva scioperato, così entrò direttamente in direzione. Senza preavviso. Mr. Tholn era seduto dietro una scrivania di radica di noce ed era circondato da una nuvola di fumo.

«Verrò dritto al punto, signorina Pessler…o Tanja…perchè mi piacerebbe chiamarti con il tuo nome. Il riordino del personale è in atto. Il prossimo licenziamento potrebbe essere il tuo. Ma ti dò un’altra possibilità, per salvare il tuo posto. Scopare con me adesso. E ti farai fare di tutto».

«Mr. Tholn, io…non posso» – disse Tanja balbettando e cominciando ad agitarsi sulla sua sedia. Era inquieta assai, non tanto per la proposta ma per il fatto che non aveva mai visto il suo capo. Se lo immaginava basso, trasandato e tarchiato. Invece si trovava di fronte un bell’uomo, alto e muscoloso, che voleva scopare con lei.

«Tanja, non devo incoraggiarti. Hai già fatto la tua scelta…» Mr. Tholn non le diede possibilità di tirarsi indietro, perchè aveva già chiuso la porta a chiave e con un braccio l’aveva spinta delicatamente verso il divano in pelle. Chissà quanti affari aveva concluso lì quell’uomo e chissà quante donne avevano scopato con lui  su quei morbidi cuscini. Ora c’era lei, già quasi nuda. La tuta pesante da lavoro aveva lasciato spazio a una biancheria intima sexy e raffinata. Tanja indossava un perizoma nero in pizzo e un reggiseno coordinato.

«Fammi vedere questi seni. Fammi toccare». Mr. Tholn affondò le mani sul seno prosperoso e cominciò a succhiare avidamente i capezzoli fino a farli diventare rossi. Tanja era già tutta umida e allargò le cosce su quel divano in pelle. Mr. Tholn le infilò due dita tra le gambe e lei cominciò a gemere di piacere. Estrasse il membro dai pantaloni e in un attimo le fu tutto dentro. Spingeva come un pazzo andando sempre più a fondo, dandole dei colpi talmente forti che sussultava tutta. Era lungo e grosso. Tanja non ne aveva mai avuti così e stava godendo come una pazza. Arrivò l’orgasmo, un altro e un altro ancora. Era inondata da brividi di piacere.

«Ce n’è abbastanza anche per il tuo culetto» – disse lui. Tanja si girò su se stessa e piegò leggermente le gambe per mostrare le sue grazie.  Mr. Tholn rimase meravigliato. Aveva avuto le più belle donne ai suoi piedi, aveva pagato le più esperte escort, ma un sedere così spettacolare non l’aveva mai visto. Rotondo e liscio, sodo ma al tempo stesso morbido, quel culetto sarebbe stato meraviglioso da possedere. Le allargò le natiche. Lei era già pronta e sussurava «sfondami tutta, entrami tutto dentro, adesso». Lo voleva subito. Mr. Tholn non fece fatica. La ragazza aveva il buchetto ben allargato. Si vedeva che, dietro l’aria apparente della brava ragazza si nascondeva una troietta . Chissà quanti uomini erano passati di lì! Lui da tempo l’aveva puntata, ma non aveva mai avuto l’occasione. Il ricatto del licenziamento aveva funzionato! Mr. Tholn spingeva e con le mani sculacciava le natiche della bella e sensuale Tanja. Il culetto era diventato tutto rosso, lei gridava…un misto di dolore e piacere, ma voleva che non finisse mai. Mr. Tholn inondò quell’anfratto profondo di lava bollente. Aveva avuto un orgasmo potentissimo. Quella ragazza lo aveva fatto uscire fuori di testa.

«Mr. Tholn» – disse Tanja mentre era ancora tutta dolorante. «Posso stare tranquilla adesso? Voglio dire…conservo ancora il mio misero posto da operaia o vuole altro da me?».

«Ascoltami bene, Tanja. Sei una troietta niente male. Il tuo culetto è meraviglioso e scopi come una puttana. Sai cosa fare per far impazzire un uomo. Potrei mai lasciarti andare così? Devi ancora darmi delle soddisfazioni…». Lei capì subito e si inginocchiò ai suoi piedi. Prese tutto quel grosso membro in bocca e cominciò a succhiarlo.

«Vedo che sei perspicace» – disse lui mentre Tanja si infilava sempre più il suo poderoso membro in gola. Spingeva e spingeva mentre lei con la lingua faceva su e giù. Lui aveva perso ogni freno inibitorio e urlava come un pazzo. Mantenendola per i capelli si portava tutto il viso dentro di sè, scopandole quella bocca esperta che lo stava portando in estasi. Fu un attimo. Le inondò la gola di liquido caldo, denso, gustoso, ma lei ne voleva di più e lo pulì per bene, lungo l’asta e sui testicoli, bevendo fino all’ultima goccia. Una vera esperta del piacere. Quello era Tanja. Aveva raggiunto il picco del piacere una, due, tre, cento volte. E anche lei aveva goduto era proprio una gran troia. Si era impegnata al massimo per poter soddisfare le richieste di Mr. Tholn. E salvare così il suo posto di lavoro. Era tutto finito. Mentre si dirigeva al suo armadietto per prendere la borsa e tornare a casa, rovistò tra le sue cose e trovò una busta. Dentro c’era un assegno in bianco. Firmato Mr. Tholn.

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