Un servizio impeccabile

Un servizio impeccabile

Camminavo nervosamente per le strade del centro. Ero stanca di fare il giro dei soliti locali. La stessa gente della sera precedente mi avrebbe aspettato lì con gli stessi sorrisi affettati e le stesse battute riciclate di sempre. Avevo solo bisogno di un po’ di calore umano. Pioveva a dirotto ed io mi trovavo, senza ombrello, proprio di fronte all’appartamento di Lucrezia. Magari se l’avessi chiamata -mi dicevo- avrebbe saputo lei cosa fare quel sabato sera così deprimente. Lucrezia aveva sempre l’idea giusta. Ma ultimamente non rispondeva mai al telefono. Così mi feci coraggio ed entrai lentamente nel patio della grande villa in stile liberty che si trovava al centro della piazza più importante della città. Aprii delicatamente il cancello di ferro che avevo varcato tante altre volte e feci qualche passo all’interno del giardino. Fui subito accolta dalla voce di un severo maggiordomo che non avevo mai visto prima di allora. “Cosa posso fare per lei signora?” Aveva l’aria di essere capitato lì per sbaglio, come se fosse uscito da un film e si fosse perso in un elenco di personaggi da interpretare. Sarebbe stato più adatto a fare il giardiniere in quella villa o piuttosto la guardia di sicurezza. Era alto, giovane e con un fisico possente. Il suo viso dai colori nordici aveva dei lineamenti severi che gli conferivano piuttosto l’aria di un soldato. Chissà perchè mi fermai ad osservarlo qualche secondo prima di rispondere. Ero fradicia di pioggia ed in evidente stato di imbarazzo, ma l’unica cosa che seppi dire fu solo “La signora Lucrezia De Carli è in casa?”

Il maggiordomo mi fece cenno di aspettare. Tornò qualche minuto più tardi riportandomi le parole della mia amica : ” La signora De Carli la invita ad entrare in casa ad aspettarla. Lei farà ritorno solo tra qualche ora. Se vuole accomodarsi, le darò qualche asciugamano ed un cambio d’abito, come vuole la signora”.

Quello che successe dopo fu solo un inspiegabile ed improvviso cedimento di nervi. Scoppiai a piangere e mi accovacciai su me stessa. Lo strano maggiordomo rimase di sasso. Evidentemente la situazione che avevo creato non lo metteva a suo agio. Ma furono solo pochi minuti. Bastarono per riprendermi dalle mie ansie e lasciarmi andare alla voluttà del piacevole calduccio delle fiamme scoppiettanti di un immenso camino di marmo che troneggiava in uno splendido salone. Ormai era assodato che Lucrezia non c’era. Ma io perchè avrei dovuto aspettarla? Mi chiedevo. E perchè mi sarei dovuta cambiare nel suo bagno?  Sembrava quasi che tutto fosse stato stabilito così da qualcun altro. Il maggiordomo infatti era già pronto ad invitarmi ad entrare nella sala da bagno per asciugarmi e sistemarmi un po’ alla meglio. Senza pensarci entrai e poggiai la borsa sul tavolino del salotto, mi tolsi il soprabito, le scarpe e il cardigan completamente inzuppati. Lui era li a fissarmi. Non diceva una parola. Mi avvicinai allora per consegnargli tutti i miei indumenti bagnati, nella speranza che mi lasciasse sola. Lui allora si allontanò per andare a riporli altrove. Ma non passò molto tempo che ritornò. Non lo sentii arrivare. Quando si avvicinò per porgermi un’asciugamano io stavo già sbottonando la mia camicetta ed il suo gesto fu solo quello di catturare una goccia che era riuscita a sfuggire al nodo dei capelli raccolti, per dileguarsi in un’inutile corsa lungo la nuca. Continuò ad asciugarmi il collo e la testa. Io, senza pensare troppo a quello che stavo facendo, sfilai anche i pantaloni sotto la sua supervisione e rimasi per un attimo immobile, quasi a domandargli con gli occhi cosa avrei dovuto fare. Come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, lui continuò ad asciugarmi con una mano, mentre con l’altra mi sollevava una ciocca di capelli ribelli. Tamponava il collo, le spalle, la schiena ed in un attimo mi ritrovai nuda di fronte a lui che in perfetta livrea, continuava ad asciugarmi il seno nudo, poi l’addome, i glutei, le cosce, il pube. Lo faceva minuziosamente e lentamente e mi dava l’impressione di stare lucidando un mobile antico. Io lo lasciavo continuare un po’ impaziente, consapevole di quello che stava per accadere, mentre lo desideravo con sempre più inaspettata prepotenza. Ma in realtà nessuno sapeva bene cosa stesse accadendo finchè lui non appoggiò l’asciugamano sul bordo della vasca da bagno ed iniziò a guardarmi. Si allontanò di pochi metri ed iniziò a fare qualche passo intorno a me. Mi scrutava da ogni angolo della stanza. Finchè non si avvicinò alle mie spalle e si ritrovò a pochi millimetri dal mio corpo. Mi guardò allo specchio che avevo di fronte. Si accorse che lo guardavo con cupidigia, ma anche con sottomissione ed iniziò ad accarezzarmi da dietro. Questa volta però i suoi gesti furono molto più forti ed esperti. Ricoprì il mio seno con le sue mani ed iniziò ad accarezzarlo con vigore, per poi scendere in giù fino al basso addome, proseguendo con i miei glutei ed inginocchiandosi a contemplarli e baciarli. Divaricò le mie gambe e i suoi baci si spinsero ancora più nel profondo. Solo con le sue labbra. Il mio desiderio era furente, ma lui rimase impassibile e perfettamente vestito e, dopo essersi ricomposto, con atteggiamento austero mi condusse in salotto e mi fece inginocchiare sul divano con la testa appoggiata sulla spalliera. Restai così qualche secondo. Lui mi guardava. Io non riuscivo più a contenermi. Le sue mani allora mi sfiorarono delicatamente la sommità dei glutei per poi procedere addentrandosi nella parte più calda ed intima di una donna. Mi persi in un infinito piacere che saliva lento lungo le pareti di un desiderio per troppo tempo represso ed andava ad infrangersi contro una marea di emozioni nuove ed inaspettate. Fu breve, ma così intenso da farmi dimenticare dove mi trovassi, come mi chiamassi e chi fossi. Quando lui capì di avermi dato tutto il piacere di cui avevo bisogno, attese un attimo, mi guardò riprendermi da uno stato di estasi, mi avvolse delicatamente in una coperta di lana e sparì.

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La mia dolce scopamica di turno

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