Lucy 13 – Il mondo è piccolo

Lucy 13 - Il mondo è piccolo

Compongo il numero che mi ha mandato quell’inserzionista dopo un paio di giorni di chat nei panni virtuali di Lucy. Invio la chiamata e sto per portare il telefono all’orecchio quando vedo che sullo schermo il numero composto ha lasciato il posto a uno dei nominativi già presenti nella memoria del telefono. Con affanno chiudo la chiamata, sperando di esserci riuscito prima di prendere la linea, e l’assenza di una chiamata dal mio amico (perché di un amico di vecchia data si tratta) mi rincuora. Probabilmente ce l’ho fatta.

Solo un paio di giorni fa avevo ricevuto un messaggio sul sito di incontri da parte di un inserzionista; le solite foto con la “testa mozzata” rivelavano un bel fisico e soprattutto un gran bell’arnese. Rispondo, e inizia una bella chiacchierata, con la scoperta di una persona simpatica, a modo e iniziamo entrambi a desiderarci l’un l’altro.
Poi mi manda il numero. E quel corpo assume immediatamente un volto. Il volto noto del mio amico.
Mando subito un messaggio sul sito adducendo la scusa del cellulare scarico e chiudo la connessione.
Ok.
Ora basta ignorarlo quando mi scriverà e in due-tre giorni si sarà scordato di Lucy e delle sue chiappe così desiderabili, come diceva lui.
Proprio così. Ignorarlo.
No, vabbè, dai, almeno un messaggino, mi suggerì la voce di Lucy nella testa…
Ed eccomi qui a chattare con lui per il terzo giorno, dopo aver inventato una scusa per il telefono, e a fronteggiare le sue richieste di incontro.
“Ma dai, poi magari ti deludo. Magari non sono come mi immagini… o pensa se magari sono qualcuno che vedi al lavoro o in giro…”
E lo sguardo che si focalizza su quel sesso eretto in foto. E i pensieri che si perdono ad immaginare quel corpo nudo, ornato di un membro duro come un legno, non più anonimo ma finalmente (finalmente?) dotato di un viso.

Ed eccomi qui.
Sola, in questa stanza di un motel ad attendere il mio amante, abbigliata come una sgualdrina e con un’ansia addosso che non ho mai avuto nemmeno al primo incontro.
Come ho fatto a lasciarmi convincere? E’ una pazzia… tutti verranno a sapere la verità… o forse no, in fin dei conti anche F. è sposato, e dovrebbe spiegare come mai naviga su un sito di annunci e invita i travestiti in motel.
In ogni caso ho preso la precauzione di indossare una mascherina, mi dico… già, perché secondo te non riconoscerà la voce al primo saluto… che stupida che sei, Lucy…
Ma non è più il tempo dei dubbi; delle nocche che bussano alla porta mi dicono che il momento è arrivato.
Apro la porta e lui è lì. Quante volte l’ho accolto a casa mia in una scena simile a questa. Già. Ma questa volta sono io, Lucy, che gli apro la porta. La parrucca e la mascherina nascondono il mio viso, e il mio corpo inguainato in una guepière nera e calze dello stesso colore sarebbe difficilmente riconducibile al suo vero proprietario ad un primo sguardo.
Lo saluto cercando di mascherare la voce il più possibile, e mentre faccio strada verso l’interno della stanza, con le mani mi palpa generosamente le natiche.
“Sei proprio un monello…” gli dico, e mi volto per abbracciarlo, cercando le sue labbra dopo un momento di imbarazzo.
Le nostre lingue danzano insieme per un po’, poi mi stacco dal bacio e mi inginocchio davanti a lui. Ora non c’è più la paura di svelare la mia vera identità.
C’è solo Lucy e la sua voglia di sesso. La sua fame di cazzo. Di quel cazzo turgido che libero dai pantaloni per strusciarmelo sul viso stando attenta a non spostare la mascherina, che bacio, che lecco vogliosa e che poi, finalmente, ingoio fino a dove riesco ad arrivare soffocando un conato.
Succhio quel sesso pensando alla sua moglie, così per benino, così pudica. Se sapesse che proprio ora il cazzo di suo marito si sta godendo le carezze orali di una femmina cazzuta… e che questa femmina cazzuta è in realtà l’amico di tante serate passate insieme. Per un attimo nei pensieri mi si materializza l’immagine di noi due e delle nostre due mogli, io a godermi il suo cazzo in ogni modo e loro due in un altrettanto eccitante intreccio saffico.
Interrompo a malincuore quel pompino, mi alzo e lo prendo per mano. Mi dirigo verso il letto matrimoniale, dove mi sdraio guardandolo vogliosa attraverso la mascherina.
Mi aspetto che venga a scoparmi come abbiamo fantasticato tante volte in chat, ma il mio amico mi stupisce; si siede sul letto accanto a me, e poi si china sul mio ventre, libera il mio sesso già turgido dalle microscopiche mutandine, e prende a baciarlo.
“Che sorpresa… non mi avevi mai detto in chat che ti piace anche il cazzo…” gli dico teneramente.
Lui interrompe ciò che sta facendo, e guardandomi risponde timidamente: “Non sono frocio… ma mi piacciono le donne col cazzo come te… e non ne ho mai incontrata una con un arnese come il tuo, spesso sono degli uomini impotenti… volevo sapere cosa si prova ad averlo in bocca…” e si china a riprendere l’omaggio al mio sesso rigido.
Il dado è tratto. Carezzando il suo capo gli parlo mascherando sempre di meno la voce.
“Vedi? Alla fine il sesso è una continua scoperta… e una continua sorpresa…”
Alza gli occhi verso di me, e rimane fulminato alla vista del mio viso, non più celato dalla mascherina, ben riconoscibile nonostante il trucco e la parrucca.
Salta in piedi, senza parole e senza fiato.
“Ma… tu… no…”
Mi alzo anche io, cercando di rassicurarlo: “F., F., tranquillo… ok, sì, sono io. Ma tu comunque lo sapevi che Lucy era un uomo. Io o un altro che differenza fa? Ok. Io non avrei mai pensato che tu avessi questi gusti, e sono sicuro che nemmeno tu sospettassi dei miei. Ora cambia qualcosa? Io conosco il tuo segreto e tu il mio. Anzi. Io ho saputo di te fin da quella ‘telefonata mancata’. Avrei potuto continuare a nascondermi e tu di me non avresti saputo nulla.”
Leggermente rincuorato, tornò a sedersi. Mi sedetti di fianco a lui, continuando dolcemente:
“Eppure ho accettato di incontrarti. E ora ti sai di me come io di te. E una volta fuori da questa stanza, dovremo scegliere se mantenere ognuno il segreto dell’altro o accettare che entrambi siano rivelati. La scelta mi pare chiara, no?”
Non rispose, fece solo un cenno di assenso con la testa.
“A dire il vero c’è anche un’altra scelta da fare…”
Scivolai piano in ginocchio davanti a lui, prendendo in mano il suo sesso che, per lo choc, aveva perso tutta la baldanza di pochi minuti prima.
Se uscire da questa stanza ORA… o DOPO…” e senza attendere la sua risposta, presi a succhiarlo con il consueto calore e ardore….
Il sesso di F., nella mia bocca, aveva ormai ripreso tutta la sua durezza. Mi staccai da lui e, istintivamente, nel rialzarmi ripresi la mascherina che aveva celato i miei tratti e la indossai di nuovo. Dalla sua posizione, seduto sul letto, il mio amico aveva davanti agli occhi il mio arnese rigido, circondato dagli elastici reggicalze della guepière; allungò la mano, lo afferrò e se lo portò alla bocca suggellando definitivamente quel nostro inconfessabile patto di lussuria.
Mi godetti la sua bocca per un po’, ma poi decisi di ripristinare i ruoli. Lucy reclamava la sua parte, per cui mi sdraiai sul letto a pancia sotto, e lo invitai senza mezzi termini a farmi sua.
Sentii le sue dita, sulle quali evidentemente aveva depositato della saliva, frugarmi l’ano e dilatarlo, e poi il suo sesso che si appoggiava all’apertura, che spingeva, che forzava i muscoli… che penetrava a fondo dentro di me strappandomi rantoli di piacere.
“Sì… inculami… inculami…” lo esortavo, ma non ve n’era alcun bisogno. Non appena il mio sfintere si adeguò alla presenza di quello splendido cazzo, F. prese a pistonarmi vigorosamente, tenendomi stretta per i fianchi.
Il rumore delle mie natiche contro il suo basso ventre risuonava in quella camera ad ogni suo colpo, e ogni volta sentivo quei centimetri di carne maschia risalire il mio budello fino all’elsa.
“Sì, sì… così… rompimi per bene… ma non venire, mi raccomando…”
Forse glielo dissi giusto in tempo, dal momento che F. rallentò il ritmo dell’inculata fino a fermarsi; probabilmente i primi sintomi dell’orgasmo stavano già facendo capolino e di lì a poco avrebbe goduto tra le mie chiappe.
“Non ti preoccupare… non ti vengo dentro…” disse, come per rassicurarmi.
Mi sfilai il suo sesso dal culo e mi voltai verso di lui, più zoccola che mai.
“Non hai capito… io VOGLIO che mi tu mi venga dentro… con te posso finalmente farlo… ma non volevo che venissi ancora…”
Mi sdraiai sulla schiena e sollevai le ginocchia al petto, offrendogli la vista del mio buchino dilatato.
“Voglio che mi inculi così, voglio vederti mentre godi e mi riempi il culo di sborra…”
“Che troia che sei, che gran troia che sei…” disse mentre si avvicinava.
“La tua troia… la tua troia rotta in culo…” gli risposi.
Sentii distintamente la sua cappella appoggiarsi al mio buchetto, e poi venire risucchiata dentro.
Ora F. mi scopava mettendo nei colpi tutto il suo peso, e ad ogni affondo lo sentivo riempire il mio culetto ormai sfondato. Il viso tradiva il suo godimento, e immaginavo che di lì a poco l’avrei sentito fremere nell’orgasmo. Cercai di trattenermi il più possibile, perché non volevo raggiungere il piacere a mia volta e sprofondare poi in quel “periodo refrattario” dove Lucy abbandona un po’ questo corpo lasciandolo in vesti che non sono le sue.
Lo sentii urlare, il volto trasfigurato, e con uno, due, tre affondi spruzzò il suo sperma nel mio retto.
Poi si sfilò da me, e si sedette sul letto. Io sapevo che dovevo agire in fretta, prima che fosse lui ad aver dubbi, a farsi domande. Velocemente afferrai quel pene che stava perdendo consistenza e iniziai a baciarlo, a succhiare lo sperma rimasto all’interno dell’uretra, a leccare i residui del suo seme e dei miei umori anali lungo l’asta. Poi, con delicatezza, gli accarezzai l’ano con un dito e sentii il suo membro sussultarmi in bocca.
Piano piano iniziai a spingere, penetrandolo con un dito. F. si lamentò ma non si ritrasse, anzi; si sdraiò sul letto a godersi la mia bocca calda e quel dito insolente.
Mi spostai lentamente, fino a ritrovarmi testa a coda con lui. Volevo legarlo a me in maniera indissolubile e il mio piano sembrava procedere per il meglio.
Ben presto iniziammo a succhiarci reciprocamente i peni, mentre con le dita ci masturbavamo analmente. Tre delle sue dita scorrevano agevolmente nel mio culo sfondato, mentre il suo buchetto vergine sembrava apprezzare il mio dito indice che ne massaggiava le pareti dall’interno.
Stavo per venire, gli avrei riempito la bocca di sperma, mettendo un ulteriore sigillo al nostro reciproco patto.
Infilai con forza un secondo dito nel suo buchino, facendogli un po’ male, ma portandolo di nuovo al punto di non ritorno. Entrambi iniziammo a godere, e gli schizzi di liquido seminale riempirono le nostre bocche; ingoiai il suo sperma e poi ruotai sul letto a cercare la sua bocca. Non vedevo tracce sul viso o sul letto, quindi immaginai che avesse ingoiato anche lui il mio seme, e lo baciai un’ultima volta…

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