LA VICINA SOLITARIA

LA VICINA SOLITARIA

Una inquilina misteriosa

Quando prese possesso di quell’appartamento allo stesso mio piano, di lei giravano solamente voci. Abito in un palazzo dove tutti si conoscono e, posso dire senza dubbio, a dimensione d’uomo. E come tutte le cose ‘a dimensione d’uomo’, il chiacchiericcio ne fa parte in pieno.
Vivo qui da quando mi sono sposato e, d’accordo con mia moglie, scegliemmo questo posto perché tranquillo. Solo quattro piani con dodici appartamenti e nulla a che vedere con quegli enormi palazzi dove non esiste un attimo di pace e nessuno si conosce.

Quando il vecchio proprietario mise in vendita l’appartamento, tutti i condomini cominciarono a pronosticare chi sarebbe stato il nuovo inquilino e, come di solito avviene, chi temeva l’arrivo di una famiglia numerosa, chi altri di qualcuno che molestasse l’apparente tranquillità che regnava da anni all’interno del palazzo e via dicendo.
Poi, circolarono le ‘voci’. Non si sa chi fu il primo a parlarne ma l’arrivo del nuovo proprietario fu anticipato da una sorta di preconcetti vuoto a perdere.
La nuova proprietaria è una poco di buono’ affermò qualcuno.
Altri precisarono ‘è una prostituta che ha comprato casa con i soldi guadagnati facendo marchette’.
Il mese che precedette l’arrivo della misteriosa vicina durante il quale si stavano ultimando dei lavori di ristrutturazione nel suo appartamento, mia moglie ed io partimmo per le vacanze, mettendo dietro le spalle commenti di ogni tipo e facendoci inghiottire dall’estate.

Curiosità appagata

Il giorno successivo al rientro delle vacanze incrociai per le scale una donna mai vista prima e confesso che la sua figura catturò la mia attenzione.
Poteva avere una trentina d’anni circa e la prima cosa che mi venne in mente fu ‘da scopare’. Questa valutazione salì automaticamente e aveva ragione d’essere.
La donna aveva un corpo disegnato alla perfezione come se stato scolpito da qualche famoso artista. Alta, slanciata, un sedere sodo, un seno che non passava inosservato, gambe tornite con gentilezza e un viso bellissimo incorniciato da una selva di lunghi capelli neri in parte mossi che le arrivavano fino al petto. Grandi occhi di un nero liquido e una bocca delicatamente truccata completavano l’immagine di quella donna che emanava sensualità da tutti i pori. Indossava un elegante ma sobrio vestito che ne modellava il corpo e scendeva le scale con naturale grazia nonostante scarpe con tacchi significativi.
Mi lanciò un sorriso che ricambiai un po’ imbarazzato ma felice di essere stato preso in considerazione.
Continuò a scendere la rampa lasciando dietro di se una scia di essenza di profumo che non feci difficoltà a riconoscere perché lo stesso che mia moglie utilizzava.
Fu durante la cena che mia moglie mi parlò della nuova inquilina.
Si chiamava Enrica, era single e proprietaria di un paio di profumerie in città. Le piaceva la bella vita che si godeva frequentando amici e facendo lunghi viaggi all’estero.
Aggiunse che avendola incontrata sul pianerottolo, aveva avuto modo di scambiare qualche parola con lei, lasciandomi intuire che il ‘qualche parola’ di mia moglie sarebbe stato meglio tradurlo con ‘abbiamo parlato una mezzora’.
‘Una bella donna, vero?’ mi domandò a bruciapelo.
‘Sicuramente. L’ho incontrata salendo le scale ma a parte un cenno della testa, non ci siamo neppure salutati’ dissi come per giustificarmi.
‘Spero che non ti faccia venire in testa strane idee’ concluse sorridendo e mettendo termine all’argomento.
Enrica, però, mi ritornò alla mente la notte stessa mentre stavo facendo l’amore e quando al posto del corpo di mia moglie che stavo scopando, visualizzai quello della bella vicina. Solo il lasciarmi sfiorare da questa idea mi diede una carica erotica della quale se ne accorse anche mia moglie che parve soddisfatta di quella mia performance ignorando cosa l’avesse originata. Fu quella una notte dove al quieto ‘fare l’amore’ ci fu spazio per una vera e propria ‘scopata’ dove solo il sesso appariva l’unico vincitore.

Eccitazione al 100%

L’esito di quella nottata fu appagante e molto istruttivo. Iniziai a calibrare la mia fantasia sulle curve della bella Enrica che mi capitava di incontrare fugacemente sempre sulle scale, ammirandone le deliziose femminili forme fino al punto di eccitarmi al solo pensiero.
Mi sorpresi quando, rientrando in casa un pomeriggio in cui mia moglie era assente, lanciando uno sguardo dalle tapparelle abbassate vidi Enrica (le cui finestre del bagno davano verso l’interno incrociando le mie) spogliarsi per fare la doccia. Il mio uccello divenne immediatamente duro mentre osservavo la perfezione di quel corpo stupendo che mi stava regalando la sua visione. Estrassi la verga dalla patta dei pantaloni e incominciai a tirarmi una sega seguendo quel corpo voluttuoso che si offriva a me inconsapevolmente. Non fu difficile giungere all’orgasmo che se pur aveva il merito di avermi svuotato, aveva provocato l’esponenziale desiderio di scoparmi la misteriosa vicina che, nel frattempo, era scomparsa dalla mia visuale.
La sera stessa, all’arrivo di mia moglie, non attesi neppure un attimo. Non appena varcata la soglia di casa e posata la borsa, l’afferrai all’improvviso sbattendola contro la parete e alzandole la gonna. Sorpresa ma null’affatto reticente, mi lasciò fare quella inattesa dolce violenza e, abbassatole le mutandine, cercai il suo culo per violarlo con decisione.
Sentivo mia moglie gemere e godere mentre seguiva ed assecondava i miei movimenti ed ignorando che, ad occhi chiusi, stavo visualizzando Enrica mentre me la stavo facendo.
Stava diventando un vero e proprio chiodo fisso quello di godere insieme a quella donna così bella che avrebbe potuto far girare la testa ad ogni uomo se solo l’avesse voluto.
Oramai, incontrandola per le scale, le lanciavo dei muti segnali con gli sguardi con la speranza che potesse afferrarne il significato, ma senza mai trovare il coraggio per fare qualcosa di veramente concreto per attirare la sua attenzione.

Una occasione irripetibile

Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, quello che accadde qualche giorno dopo, smentiva completamente questo detto. Non ero stato per niente audace – tutt’altro – ma il colpo di inattesa fortuna arrivò.
Stranamente mi trovavo in casa quella mattina mentre mia moglie era partita per andare a trovare i suoi che abitavano ad un centinaio di chilometri dalla città.
Qualcuno suonò al campanello della porta d’ingresso di casa e mi apprestai ad aprire. Davanti a me c’era Enrica che indossava una sorta di kimono di raso rosso. Aveva il viso come sconvolto da qualcosa ed era evidente che aveva paura.
‘La prego, mi aiuti’ disse con una voce flebile.
‘Cosa c’è? Cosa posso fare per lei?’ risposi.
‘In casa…c’è un animale strano che mi ha aggredito…ho paura. Venga la prego…’ aggiunse.
Il tempo di prendere le chiavi e tirarmi indietro il portoncino d’ingresso e la seguii dentro il suo appartamento. Lei mi indicò il salone con un dito, dicendo che lo strano animale si trovava proprio là.
Non avevo alcuna paura degli animali anche se ignoravo cosa potesse essere quella bestia che aveva aggredito la bella vicina. Entrai nella sala mentre Enrica era rimasta prudentemente ad attendere l’esito della mia ispezione senza lasciare l’ingresso. Mi resi conto del motivo di tanto spavento: appollaiato sopra ad una lampada si trovava una cornacchia che sicuramente era entrata in casa dalla finestra ancora aperta.
Immaginai che Enrica era stata sorpresa dall’uccello che le aveva afferrato i capelli attratto da qualcosa e che poi, aveva svolazzato per la sala, terminando il suo volo proprio sopra al lume probabilmente più spaventato lui dalle urla della donna che non lei da quell’inattesa aggressione.
Non ci misi molto per far volare fuori l’indesiderato ospite e, dopo aver chiuso la finestra, ritornai da Enrica per tranquillizzarla e spiegarle cosa era accaduto.
Decisamente sollevata, la vicina riprese possesso della sua calma e mi invitò ad accomodarmi sul divano chiedendomi se volevo prendere un caffè insieme a lei. Non mi andava ma non potevo rifiutare l’invito e perdere l’occasione di stare con lei. Tornò dopo poco con le tazzine di caffè, prendendo posto su di un altro divano speculare a quello dove ero seduto.
Mi ringraziò per la disponibilità e per averle risolto il problema, confessando che aveva terrore per ogni tipo di animale e che quella specie di aggressione l’aveva sconvolta fino al punto di farla scoppiare a piangere. Mentre mi parlava, la mia attenzione era concentrata sulle sue gambe leggermente abbronzate da dove si evinceva una pelle vellutata che si sommava alla sua bellezza.
Probabilmente Enrica si accorse di quanto ero preso dal suo corpo tanto da sollevare, come se nulla fosse, il kimono rosso che la copriva, permettendomi così di guardare meglio le cosce.
‘Dopo quello che ha fatto, per ringraziarla, vorrei esaudire ogni sua richiesta’ disse con voce sensuale. E, per rendere ancor più evidente quello che voleva significare, aprì ancor di più le gambe facendomi vedere la sua pelosa fichetta.
Senza dire più nulla, si alzò sciogliendo la cintura del kimono che scivolò sul pavimento lasciandola totalmente nuda.
Era perfetta. La femmina ideale da scopare 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno.
Poi si avvicinò a me, quasi sbattendomi il suo pube sulla faccia e afferrandomi la nuca, accompagnò il mio viso fino alla peluria ben curata. L’odore della sua fica era delizioso e cominciai a leccarla con tutto il gusto di farlo. La mia lingua andava a disegnare le grandi labbra e poi penetrava all’interno per assaporare quel dolce sapore di voglia che emanava Enrica.
Si abbassò fino ad inchinarsi per accarezzare la mia verga dura che, con maestria, tirò fuori dai pantaloni per inghiottirla golosamente. Sentivo la sua lingua dare deliziosi tocchetti sopra la mia cappella e poi scendere a leccare la verga per tutta la sua lunghezza prima di inghiottirla nuovamente e alternando al suo succhiare, delicati e studiati morsi per evitare che venissi subito.
Non so come ma mi ritrovai nudo sopra a quel comodo divano che si era trasformato in una inattesa alcova. Enrica, dopo avermi spompinato, aveva voluto impalarsi su di me e, senza alcuna fatica, mi stava scopando. Sentivo la sua sorprendentemente stretta fica che cedeva ogni volta che cavalcava la verga e vedendo le sue tette danzare ininterrottamente non fu difficile esplodere dentro quella calda, morbida e inumidita fica.
Quell’orgasmo non aveva smorzato il mio desiderio e nonostante fossi venuto, l’uccello rimase ancora ben duro. Mi sorrise mettendo il suo dito dritto sul naso come per invitarmi al silenzio e poi, come se nulla fosse, si mise a pecorina offrendo il suo culetto delizioso.
Mi sollevai dalla posizione precedente e mi misi dietro di lei. Sputai nell’orifizio dopo aver allargato le chiappe con le mani ma mi accorsi che i suoi orgasmi avevano già prodotto una formidabile lubrificazione di tutta quell’area. Posai la cappella all’inizio del foro e non fu difficile, con un colpo di reni, farla penetrare dentro e cominciare il gioco dell’avanti-indietro per allargare i muscoli dell’orifizio fino a farli cedere del tutto e permettere alla mia mazza di penetrarla senza alcuna difficoltà. Pensavo che me la stavo facendo come nei miei sogni avevo desiderato fare e la sensazione di possedere quello splendido esemplare di femmina mi faceva impazzire di piacere, così come il suo corpo abituato a farsi scopare.
Una seconda esplosione di piacere, questa volta nel suo culo, non aveva ancora arrestato il desiderio di Enrica che riguadagnata la posizione, riprese a spompinarmi con decisa maestria. Invertimmo le posizione per avere la possibilità reciproca di godere attraverso un sessantanove che entrambi desideravamo consumare. Non mi ero però reso conto che a forza di leccare e toccare la sua fica, questa aveva preso a squirtare come una fontana inondando ogni cosa. Il suo piacere tracimava ad intervalli regolari dimostrando che era veramente speciale fare sesso con lei. Fu il terzo orgasmo a mettere fine a quel ‘ringraziamento’ ma solo dopo essere venuto dentro la sua bocca e dopo che Enrica inghiottì fino all’ultima goccia del mio caldo godimento.
Restai qualche minuto abbracciato a quella donna prima di congedarmi da lei per raggiungere il mio bagno dove mi aspettava una più che necessaria doccia.
Mi aveva salutato dandomi un bacio a stampo sulle labbra e ringraziandomi per l’aiuto ricevuto socchiudendo la porta in modo gentile.
Mi resi conto che non c’eravamo dati neppure un bacio vero ma non ce ne sarebbe stata la ragione: in fondo, si trattava solo di una bella scopata e nulla più. Inutile dire che da quel giorno in poi, speravo sempre che qualche altro corvo si infilasse nell’appartamento della mia vicina che continuavo ad incrociare per le scale e che avevo preso a salutare non più con il solo cenno della testa ma rivolgendole la parola.

Poi, un giorno nel quale mia moglie era assente, sentii uno squillo alla porta e il mio cuore sobbalzò di nuovo…

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Voglio tutto di te...
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