Quando la sarta prende le misure

Quando la sarta prende le misure

Quel giorno Caterina era elettrizzata. Camminava nervosamente su e giù per la sua piccola stanza mentre faceva le valigie. Finalmente avrebbe lasciato il suo paesello di tremila abitanti e sarebbe approdata nella grande città.  Era stata assunta come cameriera al servizio di una delle più importanti e potenti famiglie del posto  con lauto stipendio, vitto e alloggio. Non le sembrava vero. Doveva solo riassettare, portare i vassoi della prima colazione e rifare i letti. Aveva anche il sabato libero. Una pacchia!

Due pigiami, scarpe e calze ed infine il beauty case. C’era tutto. Il resto lo avrebbe comprato là, nella grande città. Mancava solo la sua borsa a tracolla e si poteva partire.

Il treno la lasciò alla stazione alle nove e mezza. Un’infida nebbiolina abbracciava tutto il circondario e la rendeva un po’ titubante. Alla fine eccolo lì. L’uomo con il cartello “Caterina” la stava aspettando. Gli andò incontro con fare sicuro e baldanzoso, salutandolo vistosamente con la mano destra. Ma l’uomo non la degnò della minima attenzione e si limitò ad invitarla con un cenno a seguirlo. L’accoglienza al casale dei Magna Doria non fu molto più calorosa. Non l’attendeva nessuno. L’uomo del cartello si limitò a scarrozzarla davanti al lussuoso porticato d’ingresso  senza dirle una parola. Ci vollero parecchi minuti perchè si decidesse ad entrare in casa. Ad aprire la porta fu un distinto signore in livrea che la fece accomodare in un salottino secondario che dava sul retro. Iniziò ad attendere. Chissà quanto ci sarebbe voluto prima di vedere qualcuno – pensava. In effetti solo in tarda serata si presentò una donna allegra e disinibita. ” Cosa fai qui bella ragazza?'” Le domandò.” Sei Caterina, la nuova cameriera? ” Ad un cenno affermativo della ragazza la donna allora proseguì “Ma non sento la tua voce cara, sù forza un po’ di brio. In questa casa si celebra la vita, si è ogni giorno lieti di tutto quello che si riceve e …rilassati un po’ dai.” Caterina non sapeva se essere sollevata per questa insolita apparizione o spaventata. Preferì la prima cosa e così si fidò della donna. “La ringrazio per l’incoraggiamento – disse – ma non mi hanno dato istruzioni e vorrei sapere dove andare”. La signora la riguardò accuratamente, dalla testa ai piedi, le fece levare il cappotto e vide dei fianchi prorompenti che a stento rimanevano imprigionati in un vestitino che pareva volerle scoppiare addosso. Proseguì il suo viaggio visivo andando a scoprire una sottile e lunga vita che faceva da sostegno ad un seno straordinariamente abbondante che rimaneva eretto e compatto anche mentre la ragazza si muoveva. Anche le sue gambe, tornite e voluttuose sembravano voler far da degna cornice ad uno spettacolo così invitante. La donna non disse più una parola. Andò via e chiese a Caterina di aspettare qualche minuto.

Tornò solo dopo mezz’ora. Aveva indossato un abito azzurro col colletto bianco e si era sciolta i capelli. Era snella, curata e con un portamento molto elegante. ” Puoi seguirmi. ” Le intimò. Caterina prese le sue poche cose e corse dietro alla donna che già si era inoltrata nei corridoi del seminterrato. Non c’era nessuno in quei locali. Tutto era buio e a stento riusciva a distinguere i contorni dei quadri appesi alle pareti. Delle figure tetre e antiche la fissavano con severità mentre procedeva dietro al trotto della signora. Ma all’improvviso la destinazione fu raggiunta. La signora entrò in un’ampia sala piena di armadi, tavoli da lavoro, poltrone e specchi. “Siamo in sartoria” le disse ” Per prima cosa dovremo confezionarti la divisa”. Caterina non fu sorpresa. Sapeva che le famiglie per bene hanno uno stuolo di servitori in livrea e si apprestò a seguire i comandi della signora. “Spogliati” le disse bruscamente mentre rimaneva immobile a guardarla. Caterina non fu sicura di aver capito ed esitò un istante. La signora allora sembrò seccarsi un attimo. ” Hai capito quello che ti ho detto? Devo prendere le tue misure, come ho fatto con tutte le altre.” A quelle parole Caterina si sentì un po’ stupida per avere esitato e senza perdere ulteriore tempo levò via gonna, golfino, camicetta e collant. La donna allora aspettò un momento prima di prendere un metro. La guardò da ogni angolazione e sorrise. Appoggiò allora delicatamente il metro sul suo seno. Lo adagiò e riadagiò più volte senza tuttavia mai trovare la giusta posizione. Senza dire niente allora sganciò il reggiseno di Caterina e con naturalezza lo sfilò da sotto le sue braccia. Dopotutto una misura non è perfetta se non si prova sulla carne viva. Così appoggiò il metro sui suoi capezzoli e volle provare con mano. Sollevò prima un seno e poi l’altro. Poi li schiacciò entrambi ed infine tentò di afferrarli da dietro alle spalle di Caterina come per spremerli. ” E’ che sono troppo grosse.” Esclamò tentando quasi di giustificarsi. “Devo studiare un modo per creare la giusta divisa per te. Mi capisci?” Caterina si fidava ciecamente della signora e la lasciò fare facendosi piegare e rigirare con le sue mani costantemente appoggiate prima ad un seno, poi ad un altro, poi ad entrambi contemporaneamente. “Certo che però è un peccato lasciarlo coperto” disse d’improvviso la signora baciandolo con evidente ardore mentre le accarezzava affettuosamente il viso . Caterina arrossì leggermente accettando i complimenti della signora, che dopotutto era una sua diretta superiore e aveva il diritto di conoscere ogni piega del suo corpo. Fu con questi pensieri che Caterina si lasciò infilare dalla signora una mano nelle mutande. Quella con sicurezza ed un pizzico di prepotenza iniziò a palparle i glutei, come a tastarne la consistenza. ” Bel sedere ragazza. Anche qui occorrerà un fuori misura a quanto vedo.” Diceva così mentre sfilava le sue mutande come per accertarsi delle sue parole. La lasciò così completamente nuda, con le mutandine penzolanti tra le ginocchia ed in mezzo ad una schiera di specchi che la circondavano. Poi la fece piegare e appoggiare con le mani al muro e le fece divaricare le gambe con una bacchetta di legno. Le mutandine si tesero tra i polpacci e la bacchetta risalì delicatamente tra le cosce fino a tastare quello che c’era su in cima. La signora muoveva la bacchetta avanti e indietro strofinando più volte tutta l’intimità di Caterina. Lei emise un sussulto di piacere, ma non era ancora sicura di cosa stesse accadendo. Lo fu quando la signora iniziò a farle sentire il calore del suo alito sulla vagina, quando estrasse una lingua esperta e lunga e la insinuò tra le pieghe delle sue gambe per risalire sempre più su fino ad esplorare ogni centimetro del suo clitoride. Ci vollero molte sedute per ottenere il quadro completo delle misure di Caterina, molte, molte sedute nelle sartorie dei seminterrati.

 

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Io e la Elena

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