La moglie, il marito e il bull

La moglie, il marito e il bull

Pensavo, a ragione, che fosse fisiologico quel calo di interesse sessuale che vedevo aumentare giorno dopo giorno nei confronti di mia moglie Laura.
D’altronde avevamo già speso quasi venti anni di vita comune che ci avevano regalato un menage più che soddisfacente dal quale era nato un figlio oramai maggiorenne. Alla iniziale passione che ci aveva posseduto era subentrata quella complicità che è propria di quelle coppie lontane da certi problemi ma poi era subentrato un certo senso di abitudine trasformatosi poi in noia.

Laura era ancora una donna piacente. Madre natura le aveva regalato un bel corpo che aveva saputo mantenere in forma e questa mia impressione era suffragata da continue conferme derivate dagli sguardi maschili che calamitava a se specialmente quando indossava un abbigliamento che ne valorizzava le forme.
Il sesso era sceso come interesse anche se lo si consumava abitualmente ma, troppo spesso, come una sorta di ‘percorso obbligato’ da fare in quanto coppia.
Eppure continuavo a sentirmi maschio attivo e potevo ben inserirmi in quella categoria di uomini che si voltavano indietro quando incrociavano per la strada, un bel culo da ammirare.

Avevo anche avuto delle storie con colleghe di lavoro che avevano saputo soddisfare la mia momentanea voglia di agguantare il piacere, facendo del sesso veloce consumato in ufficio ad orari insoliti. Ciò confortava il mio ego ma non certo la mia unione con Laura che si stava inaridendo quasi del tutto.
Decisi che dovevo escogitare qualcosa per ravvivare il nostro matrimonio e passi in rassegna tutte le ipotesi più probabili che avrei potuto attuare insieme a lei.

A Laura piaceva il sesso. Oltre al sentimento che ci aveva unito, sin da subito avevamo scoperto che un’altra poderosa alchimia che condividevamo era fare l’amore. Una vera e propria attrazione fisica che consumavamo senza alcuna inibizione e senza mettere dei limiti al nostro desiderio. Era stato un collante che aveva fuso le nostre vite in maniera quasi indissolubile ma che da qualche tempo si era man mano sbiadito fino a divenire qualcosa di quasi obbligatorio da fare.
Ecco: il sesso! Avremmo potuto rinfrescare il desiderio magari approfittando di qualche fantasia erotica mai sperimentata prima di allora e che infrangesse dei confini mai valicati.

L’idea venne quasi in maniera improvvisa e si basava si di un ragionamento logico. Se a Laura piaceva fare sesso e se io, nei suoi confronti, ero carente sotto quel profilo pareva normale che avrei dovuto compensare quanto non ero più capace di darle. Questa considerazione portava ad un unico risultato: avrei dovuto procurarle un uomo che avrebbe dovuto prendere il mio posto.
Fu così, e a sua insaputa, che incominciai a cercare in rete i siti di incontri per scegliere l’uomo più adatto per lei.

Spesi ore a frugare profili di uomini di ogni tipo ma in ognuno di loro trovavo un qualche difetto che me lo faceva depennare da una possibile lista e questo mi pareva strano: possibile che non ce n’è uno che vada bene? Poi mi resi conto che era il mio inconscio a dettare le regole del gioco e ad aver ristretto i canoni di quella mia strana selezione.
Presi atto del mio insano senso del possesso ed eliminai ogni pregiudizio: dovevo analizzare i profili di quegli uomini non con i miei occhi ma con quelli di Laura.
Trovai un paio di persone che, almeno in teoria, avrebbero potuto piacere a mia moglie e che contattai.
Tra i due e solo per questioni di praticità, optai per Biko (questo il suo nome), un nigeriano da anni trasferitosi in Italia. Ero rimasto impressionato dal suo fisico statuario e, soprattutto, da una verga davvero gigantesca.
Da lì a pochi giorni sarebbe stato il compleanno di Laura e Biko era sicuramente un regalo inatteso e, speravo, molto gradito.
Incontrai il nigeriano in un bar per conoscerlo e spiegargli il mio piano. Era un ragazzo sveglio e, per quanto mi avesse detto che il suo lavoro era quello di magazziniere, supposi che fare il gigolò fosse la sua vera professione.
In buona sostanza, concordammo ogni cosa. Avevo deciso.

Dissi a Laura che per il giorno del suo compleanno sarebbe stato meglio rimanere a casa in intimità e che per questa ragione, avrei ordinato delle pizze tanto per non rimanere a stomaco vuoto.
Un poco sorpresa ma per nulla insospettita, accettò quella insolita proposta e la giornata passò in modo normale e tranquillo.

Alle otto di sera, come concordato, suonò il campanello: erano arrivate le pizze portate da Biko. Laura lo fece entrare in sala come se dovesse pagare il conto e scomparve in camera a prendere i soldi. Biko, in sua assenza, si denudò completamente rimanendo in mezzo alla sala in attesa di mia moglie che vedendolo nudo emise un grido di paura. Dopo aver osservato di nascosto la scena, feci la mia comparsa mettendomi a fianco di mia moglie alla quale sussurrai che quello, era il mio regalo per lei.
La vidi incredula e decisamente sorpresa ma anche ammaliata da quel corpo perfetto e muscoloso di quell’uomo che in mezzo alle gambe aveva una strepitosa verga.
Accompagnai Laura verso Biko e la feci inginocchiare proprio all’altezza di quell’uccello nero lungo e largo che era già in tiro. Le avvicinai la testa invitandola a prenderlo in bocca, conoscendo quanto amava il sesso orale. Laura aprì le labbra quasi timidamente prima di tirare fuori la lingua con la quale iniziò a dare dei sapienti tocchi sulla grande cappella e prima ancora di far scomparire quel coso all’interno della sua bocca.
La scena mi stava arrapando tanto che sentivo il mio uccello indurirsi voglioso. Sentivo il risucchio di quel magistrale pompino che mia moglie si stava godendo alla grande e stavo notando che mi piaceva vederla in quella veste da grande troia.

Ci sistemammo tutti e tre sopra al letto e Biko si sdraiò per permettere a Laura di impalarsi sopra quell’immenso cazzo nodoso che pareva essere fatto di marmo. Senza alcuna esitazione e senza paura di farsi male, mia moglie si impossessò della posizione preferita cominciando a cavalcare come una stupenda amazzone e gemendo ogni qualvolta si sentiva sfondata. Decisi di partecipare anch’io alla festa e, dritto in piedi sul letto le misi il mio uccello in bocca per farmelo ciucciare e venendo quasi subito. Come sua abitudine Laura ingoiò ogni goccia del mio sperma continuando poi a succhiarmelo come fosse una idrovora mentre Biko le aveva preso i fianchi per spingere in suo corpo ancora più in fondo. Laura emise un urlo di piacere lasciandomi intuire che il bull le fosse venuto dentro di lei. Ancora insaziabile Biko cambiò posizione e sempre con l’uccello duro nonostante avesse goduto da un minuto, prese Laura per metterla alla pecorina. Le posò la cappella sull’orifizio del culo e, aiutandosi con le dita, la cacciò dentro iniziando a dare dei piccoli colpetti per allargarle lo sfintere. Una volta che Laura allentò la tensione, Biko potè sfondarla a più non posso mentre lei continuava a gemere da quel dolore trasformatosi in piacere. Nuovamente eccitato, le avvicinai l’uccello per farmelo spampinare ma era troppo sconvolta dal piacere che neppure mi notò. Aspettai che il mio amico bull le scoppiasse dentro il culo per potermela scopare per bene e trovando la sua fica bagnata da orgasmo e dallo sperma di Biko.
Da allora in poi, per noi fu tutto diverso e il nostro rapporto continua alla grande!

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