Io e la Elena

Io e la Elena

E’ strano, soprattutto in questa epoca dove tutto si consuma velocemente, avere un’amica sin dai tempi del liceo. Elena ed io c’eravamo incontrate a scuola ed avevamo subito legato tanto che i compagni di classe ci avevano soprannominato ‘le siamesi’. Eravamo più che due sorelle e i successivi anni di Università (frequentavamo lo stesso Ateneo) non avevano fatto altro che fondere ancor di più i nostri interessi e la nostra unione.

Neppure i rispettivi matrimoni erano riusciti a scalfire quell’amicizia davvero inossidabile nonostante tutte le problematicità che si vivono in ogni famiglia. Anzi, la nostra complicità era così aumentata che ci raccontavamo reciprocamente anche le cose più intime tanto che sapevo bene come la scopava suo marito, cosa preferiva fare e lo stesso lei del mio. Non c’era neppure un minimo segreto che non ci confidassimo ed eravamo sempre pronte a correrci incontro in caso di necessità.

Avvenne in un fine settimana durante il quale mi trovavo sola in casa. Mio marito era partito con mio figlio per fare un week-end da ‘veri uomini’ –come amava definirlo – che, in buona sostanza, si riduceva ad un mini campeggio in riva ad un lago. A me piaceva rimanere un paio di giorni da sola: era l’occasione per ritrovare le mie idee e fare le cose senza alcuna premura.
Ero abituata a quelle pseudo fughe dei miei uomini e non avevo nessuna preclusione, tutt’altro.
Mentre ero affaccendata nel non fare nulla, all’improvviso sento suonare il campanello. Non aspettavo nessuno essendo sabato per cui, previdente come sempre, prima di aprire il portoncino sbirciai dallo spioncino: era la Elena ed aveva un viso sconvolto.
Il tempo di aprire la porta che la mia amica corse piangendo verso il divano che riempiva un angolo del salone.
Richiusi l’uscio e la raggiunsi, chiedendole cosa fosse successo e perché versava in quello stato di disperazione.
Tra i singhiozzi mi disse che aveva fatto una sorpresa a suo marito, raggiungendolo all’improvviso nel suo ufficio dove aveva detto che doveva andare per sistemare delle cose ma che lo aveva trovato a scoparsi la nuova segretaria.

La conoscevo bene e sapevo che non si trattava di gelosia (seppur legittima) bensì del fatto che il marito l’aveva raggirata per bene e Elena non lo tollerava affatto. Probabilmente il marito aveva avuto le sue distrazioni (supponevo la stessa cosa per il mio) ma, come si dice ‘occhio non vede, cuore non duole’, fino ad allora tutto era rimasto discretamente nascosto.
Elena mi disse che per quella sera avrebbe preferito rimanere fuori casa per una questione di rivalsa e, non avendo loro figli, non aveva obblighi da dover assolvere.
Parve giusto proporle di dormire da me: ci saremmo fatte compagnia da buone ‘sorelle siamesi’ come un tempo.

Il tempo rannuvolò all’improvviso lasciandosi alle spalle l’ultimo raggio di sole e dopo una cena più che leggera, raggiungemmo il letto matrimoniale. Aveva rinfrescato non poco e il mio pensiero volava verso i miei uomini sperduti in chissà quale landa a giocare agli esploratori. Però Elena era bisognosa del mio aiuto e, sotto la leggera coperta, la strinsi a me.
Come d’abitudine mi ero infilata dentro al letto in slip e t-shirt e anche la mia amica aveva fatto altrettanto. Mentre mi parlava lasciando fuoriuscire tutto il suo dolore,  le accarezzavo i lunghi capelli neri che le avevo invidiato, così come le tette dalle forme precise. La mia mano senza neppure accorgersene, era scivolata prima sul suo collo per poi giungere fino all’altezza dello sterno in una lunga carezza nata quasi per combinazione. Era un gesto automatico che facevo a mio marito e che ora stavo facendo a lei. Elena smise di parlare e socchiuse le palpebre come stanca di quella giornata e si lasciò andare.

Inavvertitamente la mia mano aveva strusciato il suo seno che aveva reagito simultaneamente irrigidendo i capezzoli. Era un’atmosfera particolarmente scabrosa che richiamava certi film dove il desiderio di godere abbatteva ogni barriera di falso perbenismo. Avevo voglia di fare l’amore con l’amica di una vita e vivere un momento dove godere del suo corpo dandole il mio in cambio.
Ruppi gli indugi e le mani frugarono quel corpo vellutato che sapevo pronto per fare l’amore con il mio. Avvicinai le mie labbra alle sue che si dischiusero lentamente ma con determinazione. Mordicchiai la sua bella bocca dopo averla prima assaporata con la lingua e subito dopo averla fatta entrare dentro per cercare la sua in quello che fu un bacio sconvolgente che agì da detonatore.
Le nostre mani frugavano in modo reciproco i nostri pertugi alla ricerca di trovare quel famoso punto G che sapevamo bene dove risiedeva.

Assaporammo una gli umori dell’altra in un perfido gioco complice dove la unica regola era quella di non avere regole e solamente quello di soddisfare la nostra sete di piacere. Mi piaceva perdermi nel suo corpo così delicato e di saziare ogni mia oscura perversione che solo adesso stava uscendo fuori, sorprendendomi non poco. Ma altrettanto potevo dire di lei che con cura, leccava la mia fica suggendo il mio nettare che tracimava da quei meandri che regalavano una teoria di incredibili orgasmi.

Fu una incredibile notte, quella notte. Dopo anni di un’amicizia più che confermata ci eravamo scoperte anche amanti. E che amanti!
Pareva non essere giunta mai l’ora di smettere di godere di quel delicato ma intenso e passionale fare all’amore. Era una maniera disincantata che non avevamo mai vissuto con i rispettivi partner e che, già solo per quella ragione, ci dava un gusto senza freni.

Fu quello un nostro ulteriore segreto che ci aveva legate ancor di più. Non fu l’unica volta ma solamente la prima alla quale ne seguitarono molte altre. Da quel giorno in poi ne è trascorso di tempo ma l’amicizia con Elena non è mai tramontata e oggi la penso come mia amica e come la mia amante passionale con la quale gioco in qualsiasi momento rimaniamo da sole in casa.

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